martedì, 31 gennaio 2006

Bloody Sunday

Ieri era il 34esimo anniversario di quel tragico 30 gennaio 1972, meglio conosciuto come Bloody Sunday.

Quella domenica mattina a Derry si svolse una parata, una marcia, organizzata dal parlamentare Ivan Cooper che guidava la Northern Ireland Civil Rights Association. La marcia era per protestare contro la norma che prevedeva la detenzione senza processo di alcuni irlandesi, per la maggior parte cattolici.

Il governo inglese volle proibire la manifestazione ma non trovò modo migliore per farlo di mandare l'esercito. Il Primo reggimento paracadutisti dell'esercito britannico arrivò in assetto di guerra e aprì il fuoco contro i manifestanti che marciavano inermi e disarmati.

Furono uccisi 14 manifestanti, metà dei quali furono colpiti alla schiena. Altrettanti furono i feriti. Fu una pagina dolorosa per l'orgoglio e lo spirito irlandese, per la gente. Ma fu anche vergognosa per il governo britannico che però non chiese mai scusa e neppure volle punire i soldati che si macchiarono di tale delitto.

Sono stato tre volte a Derry, soprattutto in quel quartiere chiamato Bogside, il luogo in cui si svolsero i drammatici fatti. Il dolore e la rabbia per quegli eventi è ancora palpabile dopo 30 anni. Le facciate delle case del quartiere proletario sono enormi murales per gridare rabbia e chiedere giustizia per quel vergognoso crimine. Ogni murale riporta una scena, un momento di quell'interminabile mattina. Si vedono i mezzi blindati tra la folla, si vedono i manifestanti feriti, i manganelli, il sangue, la paura, i fazzoletti bianchi che indicavano l'intenzione pacifica della manifestazione.

Si vede anche il murale con i volti delle 14 vittime che avevano un'età tra i 17 anni e i 59 anni. I loro nomi: Jackie Duddy, 17 anni, Patrick Doherty, 31 anni, Bernard McGuigan, 41 anni, Hugh Gilmour, 17 anni, Kevin McElhinney, 17 anni, Michael Kelly, 17 anni, John Young, 17 anni, William Nash, 19 anni, Michael McDaid, 20 anni, James Wray, 22 anni, Gerald Donaghy, 17 anni, Gerald McKinney, 35 anni, William McKinney, 26 anni, John Johnston, 59 anni, sono ricordati su una stele, un memoriale, nel Bogside.

Una visita a Derry, al Bogside, è d'obbligo durante un viaggio in Irlanda. Non si può ignorare, non si può tirare dritto e non fermarsi e riflettere su quei fatti. Non si può non fermarsi su quei marciapiedi e assimilare le sensazioni e lo stato d'animo di quella terra. Non si possono dimenticare coloro che diedero la vita per cercare di avere una nazione libera e unita!

Murale  Vittime

Postato da: ancatdubh alle 09:12 | link | commenti (6) |

mercoledì, 25 gennaio 2006

Bruchi d’Irlanda

Isole Aran. Settembre 2001.
Una delle tappe di un tour che ci ha fatto rimanere nel cuore la magica città di Galway, a cui dedicherò presto un post. Sei a Galway e vuoi non fare una puntatina alle mitiche isole? Ok, ci si imbarca e via. Appena approdati su Inish-more, la più grande delle tre isole Aran, ci si prospetta l’allettante possibilità di affittare un velocipede per raggiungere la meta ambita: il Dun Aengus (o Dun Angus oppure ancora Dun Aonghusa), grandioso forte di pietra forse risalente a oltre 2000 anni fa, a picco sull’Oceano, capace di regalare emozioni impagabili e far tremare il cuore per la bellezza del suo triplice giro di mura a forma di ferro di cavallo. Tutti entusiasti, mia moglie e io avevamo inforcato la mountan-bike e andavamo a zonzo per le stradine decisamente poco frequentate dell'isola. Poco frequentate da esseri umani... ^____^ a parte i cavalli e le pecore, lì è proprio un regno selvaggio dove è possibile incontrare anche la più piccola forma di vita, che pure lei se ne va a zonzo per l'isola incurante di quell’anomalo e ingombrante scherzo della natura che è l'essere umano... e infatti, a un certo punto, vedemmo qualcosa di minuscolo che si stava parando sull'asfalto della strada su cui sfrecciavamo comodi comodi essendo in discesa. Bloccammo le bici e incuriositi ci avvicinammo a questo puntino semovente. Rimanemmo affascinati a guardare un delizioso e tenerissimo bruchetto peloso, un qualcosa di simile a un millepiedi (perlomeno, così decretammo, completamnte a digiuno di nozioni a riguardo) che con gran fatica ma con testardaggine tutta irlandese si era messo in testa di attraversare il nastro d'asfalto, che probabilmente per lui risultava essere un’improvvisa quanto inopportuna parete di roccia sul suo percorso... PANT... PANT... un centimentro alla volta.... PANT... PANT... senza perdere il ritmo...
Rimasti accosciati in piena mezzeria per seguirlo in questa sua avventura, vedemmo da lontano un'auto che sopraggiungeva, e proprio dal lato in cui in quel momento si trovava il nostro millepiedi. Non feci una piega, non mi posi neanche una domanda, non mi feci proprio il problema... mi piazzai in mezzo alla strada rivolto all'auto, sbracciandomi per avvertirla di rallentare, mentre alle mie spalle mia moglie controllava che il millepiedi proseguisse la sua maratona senza impedimenti... certo, avremmo potuto prenderlo in mano e toglierlo da lì senza tanti complimenti... ma come una fulminazione a entrambi sembrò importante farlo andare per la sua strada senza interferire.
L'auto rallentò e si fermò... il guidatore mi guardò stranito attraverso il parabrezza... io impassibile indicai verso la strada, dove probabilmente si vedeva molto poco il piccolo millepiedi che arrancava, forse proprio non si vedeva e io stavo chiaramente indicando un selciato vuoto al perplesso automobilista. Ma, come in un tacito messaggio di comprensione, pur pensando che magari fossi pazzo, quell'uomo dovette "credere" che avevo un valido motivo per comportarmi così. E mi lasciò fare. Attese. Senza dire nulla, senza sbraitare, inveire, clacsonare... Fortuna o grande spirito irlandese (chiaramente era un abitante dell'isola)?
Quando mia moglie mi avvertì che il piccolino era giunto... PANT... PANT... a destinazione sull'altro ciglio della strada, io mi levai di lì e l'automobilista fu libero di proseguire. Passò, mi salutò con un sorriso e un cenno della mano. Il millepiedi era salvo. Lo guardammo con tenerezza, tutto impegnato a risalire una zolla di torba, e poi filammo via felici..
Magica Irlanda! W i bruchetti pelosi!

Postato da: ViktorNavorski alle 15:38 | link | commenti (5) |

lunedì, 23 gennaio 2006

Sassi, tori e alcool

 

Nel settembre 2003, l’ultima volta in cui andai su in Irlanda, il nostro tour comprendeva un lungo giro alla ricerca di antichi megaliti. Buona parte, se non tutti, di essi erano non elencati nelle guide turistiche.

Questo significava che l’accesso non era quasi mai comodo ed era sempre a rischio incolumità. Infatti tali monumenti risiedono in terreni privati. Il proprietario del terreno in genere non è contento di vedersi l’erba calpestata da uno sconosciuto che deve solo fare una foto ad un sasso. Ma questo problema è minimo, in quanto quasi mai il proprietario è presente.

Molto più spesso sono presenti altri guardiani: i bovini!

Non è raro che la mandria, incuriosita ed infastidita, si avvicini con fare minaccioso o pseudo tale. Vedere un quadrupede da 300 kg avvicinarsi di gran carriera senza capire le sue intenzioni non è tranquillizzante.

Fino a quel giorno ci era sempre andata bene, i bovini se ne tornavano alla loro occupazione dopo pochi minuti di curiosità verso lo straniero. A volte bastava fare un grido per spaventarli ed allontanarli.

Quel giorno fu diverso. Era nel tardo pomeriggio: io e mia moglie, a bordo nella nostra auto a noleggio, stavamo vagando nelle strette stradine secondarie della campagna della contea di Kilkenny alla ricerca di una Standing Stone, la Ballyvatheen Standing Stone. Non era facile trovarla. Fortunatamente avevo le sue coordinate GPS e con il mio ricevitore tascabile ci arrivammo per avvicinamenti successivi.

Lasciammo l’auto sul bordo della strada, curandoci di lasciare almeno il passaggio per un’altra auto. La Standing Stone era oltre una parete di terra e rovi alta quasi 2 metri, all’interno di un campo. Ci arrampicammo tra gli arbusti ed infine, tra una fila di alberi e una di rovi la vedemmo, bellissima in mezzo al prato. C’era da oltrepassare ancora un ostacolo, un doppio giro di filo spinato, troppo alto da scavalcare. Bisognava passarci sotto. Mia moglie rinunciò e tornò all’auto. Io invece decisi che non potevo lasciare perdere e con tanta pazienza mi infilai tra i rovi e il filo spinato. Il giubbotto, i pantaloni, le mani, a turno rimanevo arpionate da una spina, naturale o metallica che fosse. Sembrava quasi impossibile! Rimediando qualche micro-strappo agli indumenti e qualche ferita alle mani e al collo riuscii ad accedere al terreno. Dovevo percorrere altri 15 metri prima di arrivare al megalite.

Ed ecco che dal nulla comparve una mandria di vitelli, anzi, quasi mucche. Sapevo che il modo migliore per cavarsela era ignorarli. Io cominciavo a studiare il megalite mentre loro lentamente si avvicinavano.

Nel giro di pochi secondi mi ritrovai accerchiato senza che me ne fossi accorto. Eravamo io e la Standing Stone con una ventina di bovini intorno. Avrei voluto fare delle foto al monumento, ma non riuscivo ad arretrare per prendere il soggetto nell’obbiettivo. Mi accorsi però che uno di quei bovini era diverso dagli altri, leggermente più grosso e con le corna più lunghe. Mi si parò di fronte e con lo zoccolo anteriore cominciò a raspare il terreno, mentre dal naso emetteva inquietanti sbuffi!!! Era un toro, piccolo, ma toro!

Mi vennero in mente tutte le volte in cui un finto cartello “Beware of Bull” era stato posto a protezione del terreno in cui sorgeva una chiesa o un castello. Questa volta il cartello non c’era, ma il toro sì!

A nulla servì girare intorno al megalite per cercare di farlo desistere, era sempre più arrabbiato! E non mi permetteva di raggiungere il varco dal quale ero entrato. Ero in trappola e già mi immaginavo incornato, il mio nome sui giornali. Correre non sarebbe servito ad altro che a farmi caricare. Improvvisamente mi ricordai che anche se avessi raggiunto il varco sarei rimasto bloccato dal filo spinato e dai rovi. Dovevo scegliere se stare con il toro oppure martirizzarmi tra le spine. Allungai il passo ma il toro era alle calcagna. Mi infilai sotto il filo spinato, la stoffa rimaneva impigliata ovunque, il toro aveva il naso ad un centimetro dal mio. Fu allora che trovai un grosso ramo in terra e glielo sbattei tra le corna. Il toro indietreggiò, dandomi il tempo di sbrogliarmi dalle spine prima di tornare nuovamente alla carica. Saltai giù.

Ero fuori, in mezzo alla strada, salvo!

Mi rassegnai a fare la foto dalla strada tra un ramo e l’altro.

In quel momento passò e si fermò un vecchio camion rosso. Ne scesero due uomini anziani. Mi si fermarono uno a destra e uno a sinistra, davanti avevo il loro camion, dietro avevo un cespuglio. Erano ubriachi. Lo si capiva dal biascicare e dall’odore di alcool. Io ero un negozio ambulante di elettronica: videocamera, macchina fotografica e ricevitore GPS, tutto appeso al collo e alle spalle! Quei due sembrava avessero brutte intenzioni. Vidi la mia auto troppo distante, mia moglie si era chiusa dentro per lo spavento.

I signori mi chiesero che cosa stavo facendo nel loro terreno, glielo spiegai e allora continuarono chiedendomi perché fotografavo dalla strada e non da vicino. Raccontai loro del toro, ma loro dissero che non c’erano tori in quel campo e cercavano di consigliarmi a ritornare da dove ero uscito. Ridevano.

Li stavo temendo più del toro, non capivo le loro intenzioni! Mi chiesero di dov’ero, conoscevano l’Italia solo di nome, non erano mai usciti neppure dalla contea. Si avvicinavano sempre di più a me, e guardavano tutto ciò che avevo addosso. Mi sentivo mancare l'aria...

Poco dopo mi dissero che se ero veramente intenzionato a cercare monumenti megalitici dovevo seguire alcune indicazioni che mi diedero. Non ero molto convinto, pensavo ad uno scherzo per farmi perdere tra i campi, proprio mentre il tramonto era vicino. Mi salutarono e se ne andarono. Li ringraziai e tirai un sospiro di sollievo. Mia moglie era spaventatissima, ma contenta che tutto fosse finito. Seguimmo le loro indicazioni e dopo pochi chilometri, e in breve tempo, ci trovammo davanti al Leac na Scail, un dolmen di dimensioni maestose. Lo avevo nella mia lista dei luoghi da visitare ma secondo i miei calcoli avrei dovuto fare un’altra strada che scoprii subito sarebbe stata molto più lunga!

I due ubriaconi mi avevano aiutato.

Io, da italiano prevenuto e malpensante, avevo invece dubitato di loro!

Alle volte penso che non sarei degno di abitare in un paese del genere...

Postato da: ancatdubh alle 10:04 | link | commenti (1) |

giovedì, 19 gennaio 2006

Machiavelli a Golden

Ecco, questa è Golden, Co. Tipperary. Il ricordo che ne serbo è caro e particolare. Non solo per l’arcobaleno che siamo riusciti a catturare... Ogni volta che penso a Golden e alle poche ore trascorse là, il cuore mi si riempie di una polvere calda e dorata, intensa e carica di simpatia e gratitudine. Durante il nostro primo viaggio in Irlanda, teatralmente denominato “Le Dieci giornate d’Irlanda”, in una delle nostre spericolate fughe fra tappa e tappa, diretti a Cork, mia moglie ed io facemmo sosta in questo minuscolo villaggio dell’entroterra. Una sosta non prevista, ma che si rivelò una delle parentesi più incredibili del viaggio. Del resto, ditemi cosa, in Irlanda, non si rivela incredibile.
Le cose andarono così... Mia moglie non stava molto bene, complice l’acquazzone che ci aveva reso la strada un po’ difficoltosa e l’andamento ballerino. Le risorse energetiche dell’abbondante colazione mattutina con cui in genere riuscivamo a “coprire” anche il pranzo si stava ormai rapidamente esaurendo... Un po’ sfiancati decidemmo di fermarci nel primo luogo abitato che avremmo incrociato. E questo fu Golden. Ovviamente, con un unico pub. Per fortuna aperto. Ma dovete sapere che ai tempi - si parla di circa dieci anni fa - l’isola era ancora abbastanza “vergine” per quanto riguarda l’accoglienza turistica (bei tempi!) e dunque per forza di cose era normale adattarsi alle rustiche usanze del luogo e non aspettarsi null di più... tantomeno che un pub di una sperduta località lontana da ogni itinerario ufficiale, contemplasse un menù per l’ora di pranzo. Erano ancora lontani i tempi in cui anche i locali irlandesi si sarebbero adattati alle esigenze del turismo caciarone fino a fornire cibo a tutte le ore come ogni meta da tour-operator.
Però mia moglie stava veramente male e aveva bisogno di qualcosa di caldo, pelomeno. Entrammo nel pub senza molte speranze, ma in cerca di un po’ di conforto. Il locale era semideserto. Un giocatore solitario al biliardo, il televisore acceso, due giovani clienti al bancone con una birra in mano già di primo pomeriggio... Venimmo squadrati con occhio curioso, ma in virtù del mio saluto in inglese e del mio aspetto non troppo da turista, non suscitammo grandi reazioni.
Mi avvicinai al bancone, dietro il quale era comparsa una bella signora dal sorriso gentile. Spiegai in poche parole la situazione, e che io avrei preso una birra, ma, essendo cosciente che nulla di pronto poteva esserci da mettere sotto i denti, se per mia moglie era possibile avere un the caldo. La signora guardò mia moglie, che si era rintanata sullo sgabello, e aveva un aspetto molto simile a uno straccetto. Sorrise e mi disse che avrebbe dato un’occhiata in cucina... nel frattempo la mia Guinness stava deliziosamente decantando.
Nel giro di pochi minuti la padrona riapparve portando con sè una magnifica scodella di zuppa di verdura fumante... Io feci uno sguardo fra lo sbalordito e il miracolato, mia moglie si illuminò a sentire solo il profumo... insomma, non aspettarti nulla e avrai tutto. E anche di più.
Rinfrancata da tanto ben di Dio, mia moglie riacquistò la favella e cominciammo a parlare fra di noi, gongolando di gratitudine per la provvidenziale capacità intuitiva irlandese e l’ancora più apprezzabile buon cuore.
I due al bancone, già visibilmente “rallegrati” dalla birra, si entusiasmarono nel sentirci parlare italiano. Uno dei due - indimenticabile, con i suoi occhialini da archivista - mi chiese di dove eravamo e facemmo un po’ di convesazione. Poi guardò ben bene mia moglie ed esclamò: “She’s very nice”. Ora, visto che l’ho sposata, anch’IO credo che mia moglie sia carina... però - capite - in un luogo sperduto d’Irlanda, dove non c’è quasi nessuno, sentirsi dire una cosa del genere da uno già un po’ brillo... non sapevo esattamente come reagire. Forte del mio metro e novanta risposi con un sorriso un po’ imbarazzato e cercai di cambiare argomento... e il risultato fu - giuro che non riesco ancora oggi a ricordare tutti i passaggi - che ci trovammo nel bel mezzo dell’Irlanda a parlare con due perfetti sconosciuti di Machiavelli, del Principe, di arte medievale e rinascimentale fino ad arrivare ad arditi confronti con il Mein Kampf di Hitler: insomma, un vero e proprio simposio inter-culturale. I ragazzi in realtà si rivelarono molto brillanti e capaci di spunti originali, anche se impregnati di una filosofia tutta loro... ma il confronto che si generò, lo ricordo ancora come uno dei più ricchi di fermento e decisamente  stimolante. Una vera orgia letteraria, direi!
Grazie alle cure premurose della nostra ospite, mia moglie riacquistò colore e ben presto fummo in grado di ripartire, destinazione Athassel Priory. Però davvero a malincuore, visto l’improbabile ma accattivante clima conviviale che si era creato. Ci salutammo come vecchi compagni di studi e appena fuori dal locale scattammo la foto con cui ho aperto questo post.
La Athassel Priory... beh... avremmo tanto voluto vederla, ma incappammo nei custodi più irremovibili e ostinati che l’Irlanda possegga in fatto di abbazie e monasteri... quelle che noi da quel momento in poi ribattezzammo come le “irish WILD cows”.
Adocchiata la spettacolare struttura della Priory, ci accingemmo come sempre ad attraversare i campi incolti per esplorare nei particolari le pietre che insieme ai dolmen hanno caratterizzato l’itinerario del nostro primo viaggio.
Ma... a un certo punto scorgemmo una mandria di “simpatiche mucche” che, come al Leonkavallo di Milano, avevano “occupato” l’edificio. E fin qui... il fatto è che quando ci videro, non so se allarmate o convinte che fosse giunta l’ora di tornare a casa... si mossero in massa verso di noi... e mentre noi volevamo entrare, loro giustamente volevano uscire... ma il momento peggiore fu quando, su un ponticello che collega il campo alla Priory, avvenne praticamente un testa a testa (diciamo così) con una mucca!... Rimanemmo a scrutarci per un po’... in lontananza le altre si erano fermate, forse cercando di capire cosa fare. Quando mia moglie e la mucca si fronteggiarono (come potete rilevare dalla foto), tutte le altre, come obbedendo a un comando, si mossero nuovamente compatte verso di noi. Ora, io sono cresciuto in campagna, e spesso e volentieri ho avuto a che fare con questi placidi animali... ma ammetto che in quel frangente decisi di non sperimentare quanto brivido può dare una ipotetica “carica di mucche insidiate nel LORO territorio”.
Così ci voltammo e con passo un po’ affrettato tornammo all’auto, ripromettendoci di ritentare la tappa in un viaggio futuro. Quella “X” è ancora da depennare... ma noi non perdiamo le speranze. WiWa le Wild cows irlandesi!

Postato da: ViktorNavorski alle 16:57 | link | commenti (3) |

mercoledì, 18 gennaio 2006

Ciao a tutti, ringrazio sgrufoletta per aver accettato il mio autoinvito :)
Come accennavo a lei il 10 febbraio sarò residente irlandese, per la precisione a galway. Sto andando all'avventura, nel senso che non ho nè casa nè lavoro, ma per fortuna mia nonna è nata a una 30 di chilometri da lì e dopo essere venuta in italian, ha lasciato dei cugini con una fattoria fantastica (sì, sì, compresa di mucche e torba). Andrò a stare lì per un po', il tempo di trovare una stanza o un tugurio, o qualcosa.  (Unico requisito, deve essere necessariamente sui docks di dun aengus, così la mattina quando mi sveglio guardo i cigni)
Ecco, questo è tutto, vi lascio con una foto di una pecorella (ma nemmeno troppo ella) con la quale ho avuto una lunga discussione quest'estate sulle slieve league. Le altre foto di quest'estate sono qui, se vi va di vederle)
Ciao!

Postato da: PPam alle 18:57 | link | commenti (3) |

Telefono... casa

Mi hanno sempre affascinato, da quando vidi la prima - con la scritta in gaelico - nella zona di Golden, Co. Tipperary... sono rare, punteggiano le zone sperdute come sentinelle, si stagliano contro l’orizzonte del mare come piccoli fari, si acquattano fra le case basse dei villaggi come personaggi incerti... mi sono ripromesso tante volte di farmi una volta un tour con il solo proposito di “collezionarle” fotograficamente, ritraendole ora che ci sono ancora, visto che sono sempre più difficili da trovare, sostituite dai moderni marchingegni di plastica... l’importante, ci si trovasse un giorno a utilizzarne una per telefonare a casa, è stare attenti che non faccia la stessa fine di quella immortalata in una delle scene più esilaranti e graffianti del film “Svegliati Ned!”

Postato da: ViktorNavorski alle 15:12 | link | commenti (1) |