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Le Gaeltacht
Le Gaeltacht (An Gaeltachtaí, in irlandese) sono quelle aree del territorio dell'Isola di Smeraldo all'interno delle quali la lingua irlandese è conservata, tutelata e correntemente parlata dalla popolazione. Le aree Gaeltacht sono 10 e comprendono circa 35 tra villaggi e paesi. Tali aree si riconoscono dal cartello che si incontra sulla strada all'ingresso di esse.

Photo: An Cat Dubh
I paesi e i villaggi riportano il loro nome sulla segnaletica in una sola lingua, quella originale del luogo. Anche la segnaletica stradale recante indicazioni, avvisi e messaggi viene presentata in irlandese soltanto.

Photo: An Cat Dubh
Molto spesso perfino le insegne dei negozi sono solo in irlandese. Insomma, sovente ai turisti sprovveduti e impreparati sembra di essere finiti in un'altra nazione senza essersene accorti. I sentimenti dei locali nei riguardi di queste iniziative sono contrastanti. Alcuni orgogliosamente seguono le tradizioni linguistiche dei loro avi, alcuni altri osteggiano queste imposizioni che secondo loro danneggerebbero il turismo.
Io personalmente sostengo l'iniziativa in quanto indirizzata al mantenimento di una lingua che altrimenti rischierebbe di essere dimenticata e alla difesa di una identità nazionalistica per la quale gli irlandesi avevano lottato contro gli inglesi.
Affrontare da turista queste aree è un'esperienza elettrizzante. Per cominciare, l'ingresso in un paese o villaggio con il cartello in lingua gaelica proietta il turista in una specie di dimensione parallela, quasi come se si vivesse in una specie di medioevo moderno.

Photo: An Cat Dubh
Leggere le insegne dei negozi in lingua irlandese ravviva l'interesse di chi visita i luoghi. Ma il bello arriva quando si ha bisogno di una indicazione o di una informazione.
Infatti, essendo l'irlandese la lingua principalmente parlata in queste aree, si rischia facilmente di imbattersi in una persona che l'inglese non lo capisce.
A noi capitò due volte. La prima volta fu nel lontano dicembre 1995 mentre attraversavamo la Gaeltacht di Gaoth Dobhair (Gweedore). Da Ardara eravamo andati a Gleann Cholm Cille (Glencolumbkille) e successivamente volevamo visitare alcuni resti megalitici a Málainn Bhig (Malin Beg).

Si tratta di una zona di selvaggia bellezza ma con scarsissima popolazione e quasi nessuna indicazione stradale. Dopo aver girato a vuoto un paio di volte decidemmo di fermarci e chiedere indicazioni a qualcuno. Vedemmo un bar sul lato destro della strada, accostammo e scesi. Considerato il traffico inesistente della zona, la nostra auto che si fermava destò l'attenzione della ragazza al bar che subito uscì. La salutai e le chiesi indicazioni per raggiungere i due portal tomb che stavano cercando. La ragazza strabuzzò gli occhi con l'espressione di chi non aveva capito una parola. Cavoli, il mio inglese è così pessimo? Con calma, più lentamente e con maggior cura le ripetei la domanda, ma lei scosse la testa, mi fece segno di attendere e, voltatasi, chiamò il suo collega. Quando lui arrivò lei gli parlò in una lingua che forse prima di allora avevo sentito solo uscire dall'autoradio. Era gaelico! La ragazza non sapeva parlare inglese e così aveva dovuto chiedere aiuto al suo collega, bilingue. L'informazione arrivò precisa e puntuale. Trovammo i due portal tomb esattamente dove il ragazzo ci disse di cercarli.
Due anni dopo, nuovamente nel Gaoth Dobhair, ci trovammo a dover rifornire di carburante la nostra auto a noleggio. L'area era piuttosto disabitata, quasi niente case, figuriamoci una stazione di servizio. Ma dopo alcuni chilometri ne vedemmo una sotto una fila di alberi. Era davvero particolare: le pompe di carburante si trovavano su un lato della strada, insieme ad una baracca con degli attrezzi da officina. L'ufficio del titolare della stazione di servizio era sull'altro lato della strada. Fermammo l'auto di fronte ad una delle pompe e scesi a chiamare il benzinaio. La zona era anche silenziosissima, non un rumore, non altre auto. Mentre mi avvicinavo al piccolo ufficio sentii una voce provenire dall'interno, una voce mista a musica. Quando riuscii a distinguere i suoni riconobbi che era la radio sintonizzata su Raidió na Gaeltachta, la stazione radiofonica che ogni tanto ci dilettavamo ad ascoltare dall'autoradio. Chiamai il benzinaio e gli dissi che volevo fare il pieno. L'uomo era taciturno, attraversammo la strada insieme e ci rifornì l'auto. Alla fine l'uomo ci chiese di pagare 25 sterline, dapprima in gaelico, ma poi, capendo che eravamo turisti, uso le mani per farci capire quanto dovevamo dargli: aprì le mani con le palme in avanti, dieci dita. Le ripropose, venti dita, più una sola mano, cinque dita. Totale 25 dita, 25 sterline! Gliene diedi 30, mi fece cenno di aspettare, tornò al suo ufficio, prese 5 sterline di resto e me le portò. E poi sempre con un cenno della mano ci salutò!
Fu davvero una sensazione disarmante e poetica che ci fece capire che molte persone in quelle aree ci tengono davvero a mantenere le loro radici vive. D'altronde molti dei più famosi cantanti folk irlandesi sono originari di questo Gaeltacht, ad esempio Enya e gli Altan.
Un'esperienza simile la vivemmo anche nel 1998 a Portmeirion, in Galles, dove una cassiera ci parlò in gallese e poi usò le mani per farsi capire... ma questa è un'altra storia.
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